mercoledì, novembre 24, 2004


ciao Posted by Hello

lunedì, novembre 22, 2004

Jazz

Ritorno a casa, l'impatto e' stato un po' brusco.

Ma il calore di questa dimora, il gatto che mi guarda tranquillo, i rumori della cucina, mi riempiono il cuore di pace.

Max

venerdì, novembre 12, 2004

Silenzio

Stanchezza? Jet lag?
Ma a me non sembra che in una comunità più grande sia più facile starci.

Max

domenica, novembre 07, 2004

Cartolina

Quando lascio la macchina nel parcheggio della chiesa, a meno di un quarto di miglio dal dipartimento, fuori soffia un vento pungente che si insinua sotto il giubbino di velluto. Quello stesso giubbino di velluto che ho comprato chissa' quanti anni fa', per 5 euro (o erano 5 mila lire?) un sabato pomeriggio, al mercato sui navigli. Mi stringo nelle spalle, e con le mani in tasca mi dirigo verso University Dr, dove pick up da 8 cilindri passano a velocita' limitata, ma molto rumorosamente, per non farsi fare il "pullover" dai cops. Sotto il porticato triste e semibuio di un Taco Bell come tutti gli altri Taco Bell del Texas, un giovanotto dai lineamenti messicani e dall'aria spenta, con addosso soltanto una polo scura, fuma stancamente la sua sigaretta. "Non avra' freddo?" penso io, velocemente, e come ogni volta la mia attenzione cade su un cartello: "questo parcheggio e' sorvegliato 24 ore su 24". A quest'ora del mercoledi' sera, questo paese di 65000 e passa abitanti, di cui almeno tre quarti studenti, pare deserto. L'ampia strada a tre corsie, che taglia la minuscola downtown, scollina a ovest verso la statale 60 e, passato il campus, si libera tra i campi di cotone, illuminata solo dalla fioca luce delle stelle. Attraverso alla svelta la strada, guardando nei finestrini scuri delle macchine ferme. Per lo piu' truck, alti, altissimi, quasi come fossero dei tank a cui manca soltanto un cannonne da 43mm. Altre volte, ma piu' raramente, qualche gioiello della meccanica anni '70, come Mustang, Camaro o Corvette Stingray. Io, che di anni '70 ho la basetta lunga e il giubbino da 5 euro, cammino di fretta per non trovarmi col rosso in mezzo alla carreggiata. Davanti al dipartimento qualche moto parcheggiata, o qualche indiano che chiacchiera, o qualche asiatico (cinese? coreano?) che fuma. Apro la porta con uno strano senso di oppressione, anche stasera che non devo lavorare, e salgo le scale a passo svelto. Quell'odore che all'inizio era cosi' pungente e forte, cosi' caratteristico, ora e' meno intenso del solito, ma porta ancora l'alone di quando varcai, per la prima volta, quella soglia. Nella lobby spaziosa qualche studente in maglietta bordo' ("maroon" come direbbero loro) e' chino sulle scrivanie donate da chi e' passato per questi corridoi molto tempo addietro e in mezzo all'ampia sala, la' in cima, immobili, le due bandiere simbolo di questa nazione, di questo stato, un po' coperte dalla polvere.

Ora, qui, davanti a questa porta sulla quale non c'e' il mio nome, con il respiro un po' affannato e il cuore dal battito accelerato, estraggo il badge crepato su un lato e lo passo nella feritoia accanto alla maniglia.
Rosso.
Ci riprovo.
Verde.

Max